Gesso è un villaggio della VI circoscrizione del Comune di Messina, situato a 13 km a nord-ovest dal centro città. Sorge su una panoramica collina a 265 m s.l.m. prospiciente il versante tirrenico dei Monti Peloritani delimitata ad Ovest dal torrente Gallo, che individua il confine geografico tra Messina e Villafranca Tirrena. Gli abitanti sono denominati “Ibbisoti” termine che deriva dal dialetto siciliano ibbiso, gesso in italiano. Il Patrono è Sant’Antonio Abate e si festeggia la seconda domenica di agosto. La popolazione residente è di circa 600 abitanti.
LUOGHI DI INTERESSE
1. Chiesa di S. Maria del Tindari (XVI-XVII sec.)
2. Stazione ferroviaria di Gesso (XX secolo)
3. Chiesa di S. Francesco di Paola (XV-XVI sec.)
4. Chiesa di Sant’Antonio Abate (XVII secolo)
5. Ruderi Chiesa di Santa Maria del Soccorso (XVII secolo)
6. Ruderi Chiesa di San Giuseppe (XVIII sec.)
7. Museo “Cultura e Musica Popolare dei Peloritani”
8. Piazza Castello
9. Monumento ai caduti (XX secolo)
10. Chiesa dell’Immacolata (XVI-XVII secolo)
11. Chiesa del Carmine (XVII secolo)
12. Ruderi Chiesa di Gesù e Maria (XVII secolo)
13. Casa canonica (XX secolo)
14. Chiesa dei SS. Pietro e Paolo
Gesso è un villaggio della VI circoscrizione del Comune di Messina, situato a 13 km a nord-ovest dal centro città. Sorge su una panoramica collina a 265 m s.l.m. prospiciente il versante tirrenico dei Monti Peloritani delimitata ad Ovest dal torrente Gallo, che individua il confine geografico tra Messina e Villafranca Tirrena. Gli abitanti sono denominati “Ibbisoti” termine che deriva dal dialetto siciliano ibbiso, gesso in italiano. Il Patrono è Sant’Antonio Abate e si festeggia la seconda domenica di agosto. La popolazione residente è di circa 600 abitanti.
LUOGHI DI INTERESSE
1. Chiesa di S. Maria del Tindari (XVI-XVII sec.)
2. Stazione ferroviaria di Gesso (XX secolo)
3. Chiesa di S. Francesco di Paola (XV-XVI sec.)
4. Chiesa di Sant’Antonio Abate (XVII secolo)
5. Ruderi Chiesa di Santa Maria del Soccorso (XVII secolo)
6. Ruderi Chiesa di San Giuseppe (XVIII sec.)
7. Museo “Cultura e Musica Popolare dei Peloritani”
8. Piazza Castello
9. Monumento ai caduti (XX secolo)
10. Chiesa dell’Immacolata (XVI-XVII secolo)
11. Chiesa del Carmine (XVII secolo)
12. Ruderi Chiesa di Gesù e Maria (XVII secolo)
13. Casa canonica (XX secolo)
14. Chiesa dei SS. Pietro e Paolo
Nel tempo il villaggio è stato denominato con diversi appellativi che fanno esplicito richiamo alle cave di solfato di calcio piuttosto diffuse nel comprensorio, quali “Gypsum”, “Ibiso”, “Gibiso”, “Gypso” e similari.
L’abitato sorge su di una collina panoramica e il suo territorio è delimitato ad est dal torrente Tarantonio, che lo separa da Salice, e ad ovest dal torrente Gallo, che lo separa da Serro e Divieto. Le vie principali del villaggio sono la Via Belvedere e la Via Onofrio Gabrieli, quest’ultima intitolata al pittore del XVII secolo originario del luogo1.
Le origini di Gesso, storico Casale di Tramontana, risalgono al tempo della dominazione saracena in Sicilia, ma potrebbero essere anteriori.
Nel 1063 Re Ruggero sconfisse i Saraceni, fece erigere il monastero e la chiesa di San Gregorio Magno e concedette ai monaci Basiliani grandi dotazioni nei territori di Serro, Gesso e Salice.
Nel 1131 il monastero e, di conseguenza il villaggio, passarono sotto la giurisdizione dell’Archimandrita del Santissimo Salvatore di Messina.
Per diverso tempo la cura delle anime fu svolta dalla Chiesa di San Francesco di Paola che, prima della costruzione dell’attuale parrocchiale (1612) e dell’arrivo dei Paolotti (1621), fu intitolata prima a Sant’Antonio Abate e poi alla Candelora2.
Gesso fu coinvolto appieno nella rivolta dei messinesi contro la Spagna (1674-1678): in una battaglia avvenuta nel territorio del casale tra il gennaio e il giugno 1675 trovano la morte 96 soldati, ovvero 35 spagnoli e 61 italiani (lucani, calabresi, sardi, pugliesi, milanesi, veneti, abruzzesi)5.
In seguito alla vittoria spagnola, il casale venne messo in vendita da Francesco Bonavides, conte di Santo Stefano, e acquistato dal Principe Alliata di Villafranca.
Nel 1727 Gesso tornò al Regio Demanio3.
1. Chiesa di S. Maria del Tindari (XVI – XVII sec.)
Al di fuori del centro abitato, sulla Strada Statale 113 che scende per Villafranca Tirrena, in località Tunnaru, si incontra isolata la chiesetta di Santa Maria del Tindari, grazioso sacrario rurale a navata unica con abside semicircolare.
Il semplice prospetto, ingentilito da una finestra polilobata e da pinnacoli e volute di coronamento di gusto barocco, conserva tuttavia una porta architravata con mensoline di sostegno di tipologia rinascimentale.
Caratteri analoghi si riscontrano nel portalino in pietra che dalla navata conduce alla sacrestia.
Una sobria cornice in stucco lungo le pareti completa il tempietto, la cui forma attuale può datarsi al Cinquecento con decorazioni di età barocca.
È probabile, comunque, che la sua struttura originaria, preesistente sullo stesso sito, sia di epoca bizantina.

2. Ex Stazione Ferroviaria di Gesso (XX sec.)
Fu costruita al posto del Convento dei Basiliani e della Chiesa di San Gregorio Magno, edificati a partire dalla loro fondazione, verosimilmente intorno al 1101, nella contrada ancora oggi chiamata San Gregorio (in dialetto locale San Grioli). In seguito alle leggi eversive del 1866 questi beni ecclesiastici furono espropriati e poi distrutti per realizzare la stazione ferroviaria, anch’essa ormai da tempo dismessa ed abbandonata.

3. Chiesa di San Francesco di Paola (XVI – XVII sec.)
Prima della costruzione della Chiesa di Sant’Antonio Abate, quella di San Francesco di Paola, risalente al sedicesimo secolo, era l’antica parrocchiale in origine dedicata al Santo Protettore del villaggio e, dopo il trasferimento del titolo nella nuova chiesa, venne intitolata alla Candelora. Fu con l’arrivo dei Paolotti nel villaggio (1621), i quali si dedicarono a costruire il loro monastero nella zona, che la chiesa fu intitolata a San Francesco di Paola, per ricordare che il Santo si era fermato a Gesso nel suo viaggio verso Milazzo.
La Chiesa di San Francesco di Paola costituisce un notevole monumento religioso, il più importante di Gesso dopo la matrice: la semplice facciata a ordine unico con la porta fregiata da semicolonne conserva una chiara impronta rinascimentale, confermata dalla data 1587 alla base del cantonale sinistro; il coronamento è tuttavia un rimaneggiamento di gusto barocco. L’interno è a navata unica con abside quadrata separata da un arco a tutto sesto; il soffitto è a volta.
Nella navata si aprono per ogni lato due grandi cappelle alternate a due cappelle minori. Il grande altare maggiore arricchito da quattro colonne corinzie, sormontate da una mossa trabeazione spezzata che regge una coppia di statue allegoriche in stucco; puttini reggono il cartiglio centrale con l’emblema del Santo, mentre altri angioletti reggono la cornice destinata al quadro del titolare, trafugato da tempo ed oggi sostituito da una copia.
Il ciclo di affreschi decorativi del tempio fu realizzato da Carlo Minaldi nel 1797, evidentemente a conclusione dei lavori in stucco.
Il grande riquadro nella volta, purtroppo lacunoso, raffigura la gloria di San Francesco di Paola; sulla porta principale si trova l’episodio relativo all’udienza del sovrano Ferrante d’Aragona al Santo; ai lati dell’altare maggiore due riquadri, meglio conservati, ricordano un miracolo del Santo e l’attraversamento dello Stretto sul mantello.
Le cappelle sono spoglie e prive anche degli altari: fa eccezione l’ultima cappella a destra che ospita un raro e decorativo altare ligneo settecentesco dipinto in verde e oro dedicato alla Madonna.









4. Chiesa di Sant’Antonio Abate (XVII sec.)
L’attuale Chiesa madre è d’impianto secentesco di stile barocco e la sua progettazione è attribuita a Natale Masuccio e Tommaso Blandino. Essa costituisce la più rilevante presenza monumentale del Casale, visibile anche da lontano.
L’iscrizione presente su un pilastro ci informa che la prima pietra per la sua costruzione fu posta il 17 gennaio 1612, ma nel corso degli anni il sacro edificio ha subito vari interventi per restauri e per rifacimenti parziali.
L’ultimo, in ordine cronologico, è quello avviato nel 1911, successivamente al disastroso incendio che la danneggiò gravemente nel dicembre del 1906, distruggendo il coro ligneo intagliato del 1714, il magnifico soffitto cassettonato in legno, la settecentesca statua lignea del Santo Patrono e danneggiato la zona del transetto con gli affreschi del Tuccari (1667 1743) ed altri elementi architettonici ed opere d’arte.
Il grande edificio è ripartito da due file di colonne in tre navate con un vasto transetto. Esso sorge sulla sommità di un ampia scalinata che ne accresce la maestosità. Nel prospetto le navate sono delimitate da quattro coppie di lesene in pietra ed i tre portali corrispondentri si arricchiscono di decorazioni barocche le quali si fondono con la trabeazione dorica che corona la parte inferiore.
Il tempio oggi è arrichito comunque, oltre dalla rimanente dotazione artistica originaria, anche da altre numerose opere d’arte rilevate dalle altre chiese non più officiate del villaggio.
Appartengono con certezza all’arredo originale solo alcuni elementi: il fonte battesimale in marmo rosso di epoca barocca, conservato nella prima cappella a destra che mostra ancora i resti di un affresco del Battesimo di Gesù nel Giordano; il magnifico Pulpito ligneo ha una elegante forma di bulbo baccellato sormontato da un vistoso baldacchino su cui si trova la statua di San Paolo, mentre dal bordo sporge un realistico braccio che mostra ai fedeli il crocifisso. Motivi a volute vegetali completano l’importante manufatto sottolinenadone l’eleganza tipicamente rococò.
Segue una ricca quadreria che comprende: la Madonna con Santi Francescani attribuita a Gaspare Camarda, il Trionfo della Croce sempre attribuita al Camarda (proveniente dalla diruta chiesa di Gesù e Maria); l’Adorazione dei Pastori di Antonio Catalano il Vecchio, firmato e datato 1600, replica del dipinto di Polidoro Caldara da Caravaggio, proveniente dalla Chiesa dei Cappuccini; Gesù, Maria e le Anime del Purgatorio di Onofrio Gabrieli; La Strage degli Innocenti di Giuseppe Paladino (firmato e datato 1770); una settecentesca Madonna del Lume; un Sant’Antonio di Padova firmato dal Tuccari; Santi Cappuccini del settecento (dalla Chiesa dei Cappuccini); un San Giovanni Battista su tavola, frammento di scuola polidoresca; un seicentesco San Francesco in meditazione; una Santa Lucia settecentesca; le Pie Donne e San Giovanni ai piedi della Croce del Settecento; la Presentazione al Tempio (già in San Francesco di Paola); Santi Cappuccini sempre settecentesca.
L’altare del Crocifisso nel transetto conserva un frammentario afferesco delle tre Marie ai piedi della Croce, attribuito al Tuccari, ed un crocifisso ligneo policromo appartenente invece alla produzione tardogotica messinese.
Notevoli anche la cinquecentesca statua in marmo della Madonna del Soccorso (attribuita al Montorsoli), e la statua ligna policroma settecentesca sempre della Madonna del Soccorso, entrambe provenienti probabilmente dalla vicina Chiesa diroccata del Soccorso.
Ad ogni modo, la scultura più importante conservata in tale luogo anche per la fede e la devozione popolare, è la statua lignea policroma del patrono Sant’Antonio Abate, scolpita da Gregorio Zappalà nel 1907 in sostituzione della più antica statua perduta nell’incendio del 1906.
Nella sagrestia infine si conservano un bell’armadio ligneo ed altri mobili minori risalenti al settecento.


































5. Ruderi Chiesa di Santa Maria del Soccorso (XVII sec.)
Sorge nelle adiacenze della Chiesa parrocchiale e risale al primo Seicento: di semplice archittettura ed a navata unica, si presenta oggi in forma di rudere, ridotta ai soli muri perimetrali.
Le opere in essa precedentemente contenute, come ad esempio la statua in marmo della Madonna del Soccorso attribuita a Giovanni Angelo Montorsoli allievo di Michelangelo (1506-1563), come pure la statua ligna policroma settecentesca sempre della Madonna del Soccorso, si trovano oggi nella vicina parrocchiale.




6. Ruderi Chiesa di San Giuseppe (XVIII sec.)
È una chiesa ridotta a rudere, databile al Settecento, a navata unica con abside semicircolare e con archi ispirati allo stile romanico. È di proprietà privata e si trova in Via Onofrio Gabriele.


7. Museo “Cultura e Musica Popolare dei Peloritani”.
Custodisce, oltre ad antichi strumenti musicali, oggetti agro-pastorali, costumi cerimoniali, abiti da lavoro e strumenti legati ai cicli del grano, del vino e dell’olio.
L’edifcio sorge all’interno del centro abitato sul luogo anticamente occupato da un monastro basiliano dedicato a San Biagio, trasformato poi, dopo le leggi eversive, in una scuola elementare ed oggi in struttura museale.


8. Piazza Castello.
Prende il nome probabilmente dalla fortezza che sorgeva in prossimità della stessa, e segna oggi l’ingresso del villaggio lato monte verso la Strada Statale 113 che collega Messina con Villafranca Tirrena.


9. Monumento ai caduti (XX sec.)
Monumento eretto in onore della memoria dei Caduti di Gesso avvenuta nei due conflitti mondiali del Novecento e nella guerra coloniale di fine Ottocento.


10. Chiesa dell’Immacolata (XVI – XVII sec.)
Sul lato Nord del villaggio, in una magnifica posizione sul torrente Gallo e sul territorio circostante, sorgeva un tempo il monastero dei Cappuccini, fondato dopo il loro arrivo nel villaggio nel 1584. Lo stesso, dopo l’abbandono dovuto alle leggi eversive del 1866, seguito al tempo ed all’incuria, è stato demolito nel dopoguerra.
La chiesa annessa al complesso, dedicata all’Immacolata, è invece fortunatamente sopravvissuta ed in parte restaurata: si tratta di una semplice costruzione realizzata secondo i canoni tipici dei Cappuccini, a navata unica con abside quadrangolare preceduta da un arco; il prospetto, assolutamente spoglio, è caratterizzato da una pesante porta architravata priva di ornati ed è dotato di un solo piccolo oculo.
Ben poco rimane all’interno delle decorazioni di un tempo, in parte trasferite alla parrocchiale: l’altare maggiore è ornato di una solenne “macchina lignea”, opera dei frati, che accoglie una copia della secentesca grande tela della Natività di Antonio Catalano il Vecchio, poiché l’originale è oggi collocata sul transetto sinistro della Chiesa di Sant’Antonio Abate.
Nella navata si conservano due altari ridotti alle sole nicchie, una delle quali conteneva la statua lignea dell’Immacolata, trasferita alla Chiesa madre, ed il pulpito ligneo. I settecenteschi paliotti in cuoio, con ovali dell’Immacolata, del Crocifisso, e con la riproduzione dell’Adorazione dei pastori del Catalano, tra eleganti decorazioni vegetali che ornavano i tre altari, sono stati anch’essi trasferiti nella parrocchiale.






11. Chiesa di Santa Maria del Carmine (XVII sec.)
L’edificio, dal nobile aspetto rinascimentale, è datato 1625. Intorno alla finestra sul prospetto principale si conserva un raro esempio di decorazione architettonica dipinta. L’interno è a navata unica con abside e custodisce soltanto sobri stucchi nei due altari laterali.


12. Ruderi Chiesa di Gesù e Maria (XVII sec.)
In un vicolo presso la parrocchiale, si trovano oggi i ruderi di questa seicentesca chiesa, con i resti di una spettacolare decorazione in stucco a baldacchino all’altare maggiore.
L’importanza di tale chiesa con questo titolo è anche dovuta alla nascita, proprio a Gesso, di Padre Antonio Fermo (1574 – 1636), fondatore della congregazione di Gesù e Maria.


13. Casa canonica (XX sec.)
Sul luogo della preesistente Chiesa della Madonna delle Grazie, nel 1934 venne edificata la casa canonica: i suoi locali oggi sono adibiti alle attività parrocchiali.

14. Chiesa dei SS. Pietro e Paolo
Sorge lungo la Strada Statale 113 in località Locanda. L’edificio, appartenuto in passato alla nobile famiglia dei Romano Colonna, è in evidente stato di abbandono ed è stato più volte saccheggiato dai ladri. Ha forme molto semplici e presenta sul lato sinistro dell’edificio un piccolo campaniletto a vela, ormai nascosto tra i rovi. All’interno, oltre ai resti dell’altare, vi è una lapide in marmo che ricorda Don Paolo Colonna, barone di Centineo, morto nel 1856.

- 2° domenica di Agosto – Processione di Sant’Antonio Abate – “Ibbisu Village Fest ” (una tre giorni dedicata a cibo, cultura e musica);
- 16 agosto – “Rassegna popolare Ibbisota” – Sagra del cannolo, sfilata dei carretti siciliani, spettacoli musicali ed eventi folkloristici.
1) G. Foti, Storia, arte, tradizioni nelle Chiese dei Casali di Messina, Messina, Grafo Editor 1992, pp. 465-466; A. Fragale, Villaggi. Tra memoria e dinamica, Sicania, Messina 1992, pp. 15-19.
2) F. Chillemi, I casali di Messina. Strutture urbane e patrimonio artistico, Messina, EDAS, 1995, pp. 206-215; G. Foti, Storia, arte, … cit., pp. 465-466.
3) R. Giorgianni, Un episodio della rivolta di Messina contro la Spagna (1674-1678). Novantasei soldati di sua cattolica maestà caduti nel villaggio di Gesso, in Archivio storico messinese, 73, 1997, pp. 96-137.
4) G. Foti, Storia, arte, … cit., pp. 465-466.
IN AUTO 🚘 Dallo svincolo autostradale di Messina Giostra procedere in direzione valle, svoltare su Via Denaro e percorrere la Strada Statale 113. Dallo svincolo di Villafranca Tirrena percorrere la Strada Statale 113.
IN BUS 🚏 Nei giorni feriali, alla stazione centrale di Messina o dal centro di Villafranca Tirrena, prendere la linea ATM n° 25 (Gesso); nei giorni festivi, servirsi della linea ATM n° 25-26 (Salice-Gesso) dalla stazione centrale di Messina.












